A Calitri la scuola non è soltanto il luogo in si imparano nozioni, concetti e leggi su determinate materie, arti o attività ma anche il luogo in cui i ragazzi imparano a prendersi cura della propria terra per sé e le future generazioni. E l’Istituto Maffucci non fa certo eccezione a questa “regola”.

Qui, infatti, attraverso i progetti portati avanti dai dirigenti scolastici grazie al piano pluriennale regionale “Scuola Viva Campania”, gli studenti, provenienti da varie cittadine della provincia avellinese, apprendono non solo dai propri insegnanti ma anche dai professionisti più apprezzati della propria città come fare per garantire all’Irpinia un futuro più “popolato”: meno giovani che emigrano altrove e più lavoro per chi è nato e cresciuto qui. Nel laboratorio di ebanisteria, ad esempio, non si fabbricano soltanto scaffali, tavolini, poltroncine e soprammobili dall’innegabile pregio artistico e pratico. Si impara innanzitutto a lavorare il legno alla maniera “calitrana” e lo si impara assieme ai ragazzi senegalesi, tunisini, albanesi e marocchini ospiti dello Sprar.

“Non esiste barriera linguistica e culturale davanti alla necessità di dover realizzare manualmente qualcosa assieme” spiega Vito, uno degli studenti che l’anno scorso ha progettato attraverso il modelling 3D il bellissimo tavolo in rovere poi realizzato praticamente dai giovani migranti ospiti dello Sprar. “E’ stata un’esperienza unica che mi ha aiutato ad aprire ancora di più i miei confini mentali e culturali” conferma Vito. E anche se non fabbrica tavoli e portapenne, pure la sua collega Lorenza disegna bellezza. Attraverso le corde del suo basso, però. “Sono l’unica donna a suonare il basso qui a Calitri – dice orgogliosa Lorenza – e anche se ormai lo suono da anni, ho deciso lo stesso di unirmi al progetto musicale e teatrale di Scuola Viva.

 

La ragione è semplice. Suonare con la propria band è facile, ormai ci si conosce tutti e si è affiatati. Con i compagni di scuola non è così. Soprattutto con quelli che non suonano o comunque sono alle prime esperienze musicali bisogna essere pazienti, generosi, un po’ compagni di scuola e un po’ maestri. Così forse è più faticoso ma – assicura Lorenza – è molto più bello perché si impara a far gruppo e a imparare gli uni dagli altri”.