In una cittadina della provincia di Avellino celebre per le sue concerie far frequentare ai giovani corsi di basket, piscina, pallavolo e tammorra non significa soltanto dare loro la possibilità di fare sport ma anche e soprattutto offrire loro un’alternativa di vita e di futuro.

“L’industria conciaria è fondamentale per la nostra realtà – spiega Caterina Pionati, responsabile dei progetti di Scuola Viva per l’Istituto Guarini di Solofra – e quindi una volta terminati gli studi sono moltissimi i ragazzi e le ragazze che decidono di impiegarsi nelle fabbriche di pelle o di cuoio. Questo è giustissimo e però da insegnanti e formatori noi riteniamo sia altrettanto giusto fornire ai nostri ragazzi anche un orizzonte diverso, un’alternativa. Per poter scegliere liberamente del loro futuro”. E gli studenti irpini apprezzano: “Nei corsi pomeridiani registriamo pochissime assenze – dice Caterina – soprattutto per quanto riguarda il corso di calcio”. Ed è qui, ad esempio, sul campo di Sant’Agata Irpina, che Giuseppe ha scoperto con gli istruttori ed il mister di non essere un attaccante come aveva sempre pensato giocando per strada con gli amici ma un difensore. “Pensavo di essere attaccante – racconta Giuseppe – e invece grazie ai miei insegnanti ho capito che giocare da difensore migliorava di molto le mie attitudini e potenzialità. Peraltro rispetto all’attaccante è un ruolo molto difficile. Devi capire le azioni avversarie, saper intercettare l’uomo, difendere la palla. Inoltre se sbagli metti a repentaglio tutta la squadra perché se perde palla un attaccante non succede niente ma se la perde un difensore è molto più facile che si stia per prendere gol”.

Da bravo irpino Giuseppe tifa Avellino ma il suo sogno è di giocare nella Premier League: “Magari nel Liverpool, dove gioca il mio idolo, Van Dijk”. E se giocare a pallone sul campo è assai diverso dal palleggiare con gli amici per strada pure suonare il tamburello in maniera “professionale” è assai più difficile di quanto si possa immaginare. Ne sa qualcosa Giorgio che da due anni ormai frequenta il corso pomeridiano di tammorra e qui ha imparato che, al di là dell’apparenza, suonare questo strumento antichissimo della tradizione musicale campana è molto impegnativo oltre che faticoso. “Quando eseguo la siciliana mi fa sempre male il pollice – spiega – però è uno strumento che mi piace molto ed anche se ho cominciato praticamente per caso adesso lo suono anche fuori da scuola. Ad esempio alle feste in famiglia per far ridere e ballare le mie cuginette. Spero di continuare a suonarlo, magari in un corso di livello più avanzato”.