Spesso si pensa alla “Privacy” come a una serie di moduli noiosi da firmare in segreteria o nei vari uffici. Guardando con attenzione, oltre al lato meramente formale, si comprende che il GDPR (Regolamento UE 2016/679) è in realtà un atto di tutela.
Come ci ricorda Marco Camisani Calzolari nel suo intervento video, ogni foto che viene pubblicata e che ritrae soggetti minori (i nostri figli) smette di essere un semplice ricordo per diventare un dato visivo.
Quanto sopra, lo si deve tenere ben presente nell’attuale contesto storico-tecnologico dove tali dati, nel mercato dell’Intelligenza Artificiale (AI), hanno un enorme valore, con conseguenti rischi altrettanto elevati e conseguenze, in alcuni casi, inimmaginabili.
IL VOLTO DEI MINORI: UN DATO DA TUTELARE
Il GDPR dedica un’attenzione speciale ai più piccoli. Il Considerando 38 evidenzia in modo chiaro che “i minori meritano una protezione specifica” in quanto possono essere meno consapevoli dei rischi che corrono nell’esposizione on line. Anche nel momento in cui viene pubblicata la foto di un bambino che sorride a scuola, si stanno immettendo dati in rete che, se manipolati dall’AI per scopi criminali, possono causare danni permanenti.
TRE SEGNALI D’ALLARME DA CONSIDERARE (E COME RISPONDERE CON IL REG. UE 2016/679)
- La perdita di controllo (Art. 17 – Diritto alla cancellazione): una volta online, la foto fuoriesce dal nostro controllo, e diventa molto difficile e complesso l’esercizio del diritto all’oblio.
Il consiglio: Prima di postare, poniamoci sempre un dubbio e, in primo luogo, una semplice domanda: “Mio figlio, tra 10 anni, vorrebbe vedere questa foto accessibile a chiunque?”.
- La sicurezza del dato (Art. 32): usare smartphone privati per riprendere momenti scolastici (come accaduto in recenti casi di cronaca) rompe quella che possiamo definire la “catena di sicurezza”.
Le immagini devono viaggiare solo su canali ufficiali e protetti.
- Il consenso non è un “pacchetto tutto incluso” (Art. 7): quando viene firmato un consenso, si deve sempre tenere bene in mente che il consenso deve essere libero e specifico, con la conseguenza pratica che si ha il diritto di dire, ad esempio, “Sì alla foto sul giornalino della scuola, no alla pubblicazione sui canali open dei social network”.
PICCOLI GESTI PER UNA GRANDE PROTEZIONE
Non dobbiamo rinunciare a raccontare la bellezza delle nostre scuole, ma dobbiamo farlo con intelligenza:
- In primo luogo rispettando il principio di minimizzazione (Art. 5), pubblicando solo ciò che è strettamente necessario ed evitando dettagli inutili (es. cartelli che indicano dove si trova il bambino).
- Controlliamo le “porte della casa digitale”, verificando le impostazioni di privacy dei canali social: se il profilo è “open”, si sta consentendo a chiunque di accedere alle immagini, “regalando” il volto del vostro bambino a database di riconoscimento facciale che, poi, non si avrà la possibilità di controllare.
COSTRUIAMO INSIEME UNA SCUOLA VIVA E SICURA
La protezione dei dati non è un ostacolo alla condivisione, ma la condizione essenziale affinché i nostri ragazzi possano abitare il mondo digitale senza paura.
In Italia abbiamo la fortuna di avere la Polizia Postale, un’eccellenza che interviene dove il buon senso non è bastato. Ma la prima linea di difesa è costituita da genitori e insegnanti e Risorse Umane che operano con ed in favore dei ragazzi.
La prossima volta che si decide di pubblicare una foto su canali open può essere utile fermarsi e riflettere un istante avendo ben in mente che non si tratta solo di una immagine, bensì quel dato è l’identità digitale di un minore che abbiamo il dovere di custodire.
LINK UTILI
Si rimanda anche alla pagina informativa su minori, nuove tecnologie e protezione dei dati dell’Autorità Garante, oltre che alla pagina della Polizia di Stato relativa alla app YouPol, cui possono essere denunciati anche fenomeni di cyberbullismo:


















