LA FELICITÀ COME COMPETENZA EDUCATIVA: LA SCUOLA COME LUOGO DI BENESSERE

La scuola italiana è chiamata oggi a riconoscere la felicità come competenza educativa fondamentale. Essa è un fattore pedagogico che si configura come obiettivo concreto che riguarda il benessere psicologico e sociale degli studenti. Promuovere la felicità significa favorire un ambiente scolastico inclusivo, capace di valorizzare le emozioni e di trasformarle in strumenti di crescita personale e collettiva.

DIDATTICA INNOVATIVA

Trasformare la felicità in competenza educativa denota la costruzione di un percorso innovativo che integra la dimensione emotiva con quella cognitiva. Attraverso attività didattiche mirate, gli studenti imparano a riconoscere e gestire le proprie emozioni, sviluppando competenze di alfabetizzazione emotiva e di rispetto reciproco. La felicità diventa così parte integrante del percorso, al pari delle discipline tradizionali. L’educazione alla felicità si traduce in pratiche quotidiane che rafforzano la coesione della comunità scolastica, ad esempio progettare delle attività di gruppo in base ad un tema specifico(guerra, amore, lavoro) che sia in grado di stimolare collaborazione e solidarietà.

IL DOCENTE COME MEDIATORE DI SENSO

Il ruolo del docente è strategico per la costruzione della felicità come competenza; egli si configura come mediazione tra desiderio e conoscenza. L’insegnante diventa facilitatore, la sua autorevolezza non nasce dal potere di valutare, ma dalla capacità di far crescere. Il docente deve saper riconoscere interessi e potenzialità, tradurre le passioni in unità di apprendimento che connettano contenuti e senso, sostenere l’errore come parte integrante del processo e restituire feedback generativi. È inoltre chiamato a praticare l’autovalutazione professionale per prevenire il burnout, poiché il benessere degli insegnanti è questione collettiva, una variabile di sistema che incide direttamente sulla qualità dell’educazione. Un docente che coltiva ragioni di senso è più capace di accendere passioni negli studenti e di favorire un apprendimento autentico.

LA SCUOLA COME LUOGO DI CURA

La scuola italiana deve integrare la propria funzione educativo promuovendosi come presidio di benessere e inclusione. Educare alla felicità significa formare cittadini consapevoli, capaci di affrontare le sfide della società contemporanea con equilibrio e responsabilità. In questo senso, la felicità si espande da un traguardo individuale, diventando un valore collettivo che rafforza la democrazia e la coesione sociale. La scuola è luogo di cura, non in senso clinico ma antropologico, dove è fondamentale creare condizioni perché l’altro possa fiorire. In questo orizzonte si coglie la radice comune tra cura clinica e cura educativa, entrambe fondate su competenza e umanità. Secondo Alfonso D’ambrosio:

la competenza senza umanità rischia di diventare tecnica cieca, l’umanità senza competenza rischia di diventare buonismo inefficace

La felicità come insegnamento rappresenta una competenza educativa strategica. Scuola Viva può rafforzare la missione educativa offrendo percorsi innovativi  che integrino emozioni e conoscenze, contribuendo a costruire una scuola più umana, inclusiva e capace di rispondere alle esigenze delle nuove generazioni.

FONTE:

La felicità va insegnata a scuola, è una competenza educativa. Ecco l’alfabeto delle passioni nella scuola italiana – Orizzonte Scuola Notizie