INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA: TRA PERSONALIZZAZIONE E RESPONSABILITA’ SOCIALE

L’avvento dell’intelligenza artificiale a scuola sta aprendo scenari che fino a pochi anni fa sembravano impensabili. La recente intervista pubblicata sul canale YouTube di Andrea Muzii, con la partecipazione di Jayna Devani, responsabile Education per Europa, Nord Africa e Medio Oriente di OpenAI, e Antonio Pisante, amministratore delegato di Yellow Tech e presidente di AIFIA(Associazione Italiana Formatori Intelligenza Artificiale), ha offerto una riflessione profonda su come la tecnologia stia trasformando il modo di apprendere e insegnare.

IL RISCHIO DEL TECNICISMO

Secondo Jayna Devani, l’IA rappresenta un’opportunità straordinaria per rendere l’apprendimento realmente personalizzato e accessibile a tutti. L’idea di un tutor digitale capace di adattarsi ai ritmi e alle esigenze di ciascuno studente apre la strada a una scuola più inclusiva, in grado di superare barriere geografiche e sociali. Tuttavia, come ha sottolineato Antonio Pisante, il rischio è quello di ridurre l’innovazione a una questione meramente tecnica, priva di umanità. La tecnologia, per quanto potente, non può sostituire la relazione educativa, ma deve piuttosto rafforzarla, diventando strumento al servizio della crescita personale e comunitaria.

LA “DESIRABLE DIFFICULTY”

Andrea Muzii ha introdotto un tema chiave: la “Desirable Difficulty”. Un concetto che delinea la misura di un apprendimento che nasce dall’incontro tra sfida e supporto, dove l’IA deve stimolare il ragionamento senza eliminare lo sforzo cognitivo. Se la tecnologia semplifica troppo, rischia di privare gli studenti della fatica necessaria per consolidare conoscenze e sviluppare competenze critiche. In questo senso, l’IA non deve essere vista come scorciatoia, ma come alleata nel rendere il percorso educativo più stimolante e motivante.

L’IMPATTO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SUL LAVORO DEGLI INSEGNANTI

L’intelligenza artificiale sta trasformando in profondità il lavoro quotidiano degli insegnanti, ridefinendo tempi, strumenti e modalità di insegnamento. Una rivoluzione che si muove su tre dimensioni fondamentali che incidono direttamente sulla didattica e sull’organizzazione scolastica.
La prima dimensione riguarda la produttività, grazie all’IA, la preparazione di lezioni, materiali didattici, esercizi e correzioni diventa più rapida ed efficiente. Gli insegnanti possono così dedicare più tempo alla relazione educativa e meno alle attività ripetitive.
La seconda dimensione è legata alla didattica. L’intelligenza artificiale consente di creare contenuti mirati, aggiornati e ricchi, capaci di adattarsi alle esigenze specifiche degli studenti. Ciò significa una didattica più inclusiva e personalizzata, in grado di valorizzare i diversi stili di apprendimento.
La terza dimensione riguarda il ripensamento della valutazione. I tradizionali compiti a casa perdono significato se uno studente può delegare tutto a un sistema di IA. Per questo motivo molte scuole devono sperimentare nuove modalità di verifica, come colloqui orali, attività in classe e compiti che integrano esplicitamente l’uso dell’intelligenza artificiale nel processo di apprendimento.
In questo scenario, Jayna Devani ha ribadito che il team Education di OpenAI non intende sostituire gli insegnanti, ma offrire loro un supporto concreto. L’IA diventa così un alleato prezioso per la scuola, capace di potenziare la didattica senza snaturare il ruolo centrale della figura docente.

IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI

La trasformazione in atto riguarda tutta la comunità educativa. Scuole e università sono chiamate a integrare l’IA senza perdere la loro funzione sociale e culturale. La sfida è coniugare innovazione e responsabilità, evitando che la tecnologia diventi fine a sé stessa. L’educazione deve restare presidio di comunità, luogo di inclusione e di costruzione di cittadinanza attiva.